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Racconti

giovedì 11 agosto 2016

Margherita d'Angiò-Durazzo




                                              Margherita d'Angiò- Durazzo


Creato nel 1140, voluto e desiderato, conquistato, posseduto e perduto da tante dinastie regnanti, nato in Sicilia, crebbe con i territori peninsulari del sud: era il Reame di Napoli e di Sicilia.
Nel 1282, regnanti gli Angioini, perse un pezzo, la Sicilia, pure desiderata e conquistata da molti, autonoma per circa due secoli.
Gli Angiò si erano allargati troppo dal 1266: avevano sì perso la Sicilia, ma avevano Napoli e Ie regioni peninsulari, avevano preso l'Ungheria e l'Albania, con Durazzo, senza contare la terra d'origine, la Provenza e mezzo Piemonte, e la parentela con il re di Francia. Il quadro politico ed economico del regno si presentava piuttosto movimentato e fosco già con re Roberto, detto il Saggio; chissà poi perchè aveva questa nomea.
Gli Angiò, infatti, non smentivano la loro fama di crudeli e sanguinari trasmessa da Carlo I, pronti a uccidere tutti quelli che potevano dar loro fastidio, indifferentemente dal fatto se erano genitori, figli, zie e zii, cugini, mogli o mariti, anche se si recavano regolarmante in Chiesa, che costruirono a più non posso, e ossequiavano il Papa di turno.
Margherita,
 Statua del mausoleo nella Cattedrale di Salerno
Guerre continue come unico mezzo di risoluzione di discordie, violenze di ogni genere nella capitale e fuori, pretendenti al trono legittimi e illegittimi, congiure e veleni, ministri traditori e corrotti e amanti infedeli o complici, Sedili ( erano quelli che oggi chiamiamo Consigli di quartiere) in guerra tra loro per il predominio in città, rivolte, assassinii, papi e antipapi.
E la colpa, secondo una storiografia tradizionale misogina, oggi superata, era attribuita alle donne che governarono il regno in quel periodo: dal 1343, alla morte di Roberto “ nel regno di Napoli, la presenza di regine per diritto di nascita nel XIV e XV secolo – Giovanna I e Giovanna II d'Angiò – per molto tempo è stata considerata come foriera di guai e sinonimo di governo arbitrario e di instabilità politica “ ( C.Casanova in “ Regine per caso, ed. Laterza,2014) .
Aggiungiamo anche eventi naturali come terremoti, eruzioni del Vesuvio, carestie e epidemie come la grande peste del 1348 e il quadro diventa completo.
Giovanna I fu assassinata dal nipote Carlo di Durazzo, che aveva allevato come un figlio e aveva nominato erede al trono, che si proclamò re di Napoli: la sorella della moglie, anche lei nipote della regina,fatta morire in prigione nel castel dell'Ovo. Guerre lunghe e difficili contro I cugini d'oltralpe, i francesi di Luigi d'Angiò e, chi la fa l'aspetti, morte violenta di Carlo in Ungheria nel 1386, a seguito di una congiura contro di lui. L' intermezzo maschile era durato poco, solo 4 anni,e non era servito a dare stabilità al Regno. Giunse il momento, alla morte di re Carlo, di un'altra donna, rimasta fino ad allora abbastanza appartata e ignorata, Margherita d'Angiò-Durazzo.
MARGHERITA era nata nel 1348 in Provenza, da Maria d’Angiò, sorella della regina Giovanna I, e Carlo d’Angiò Durazzo,( non ci si meravigli, I nomi degli Angiò erano quasi sempre gli stassi e se li trasmettevano di padre in figlio). era l'ultima nata della coppia, che aveva generato altre tre femmine Giovanna, Agnese e Clemenza. Regnava allora la giovane zia Giovanna I, di 21 anni, essendo nata nel 1327. Margherita, il 24 genn. 1370, a Napoli, in Castel Capuano, sposò il cugino Carlo d’Angiò Durazzo, educato prima a Napoli dalla zia Regina e poi alla Corte angioina-ungherese dal 1364, Duca di Croazia e Dalmazia. La coppia risiedette a Zara, dove nacquero Giovanna e poi Maria. Nel maggio 1376 rientrarono a Napoli, dove il 15 febbr. 1377 nacque il figlio Ladislao. Mentre Carlo era tornato in Ungheria, Margherita visse a Napoli presso la corte e, con la rinuncia, volontaria o forse forzata, al trono da parte delle sorelle maggiori, dal 1368 , fu l’aspirante al trono con maggiori prospettive poichè la regina, non aveva figli e aveva pensato al nipote Carlo come suo erede. Ma la pace e la tranquillità familiare durava poco all'epoca, e malgrado fosse stato nominato erede al trono, Carlo, sobillato dal re di Ungheria, si diede da fare contro la zia Regina, accusandola di ogni possibile nefandezza, sostenuto anche dal papa Urbano VI, nemico di Giovanna; si preparò, nel 1379, alla invasione dei territori napoletani. Il voltafaccia non piacque e al suo posto, fu nominato erede al trono di Napoli il francese Luigi d'Angiò. Questa situazione rese difficile la posizione a Napoli di Margherita che temeva di divenire ostaggio della regina contro il suo stesso marito. A giugno 1380 quindi riuscì a fuggire da Napoli con I figli, e si rifugiò nel castello di Morcone nel Sannio in attesa del marito.
Carlo incoronato re Carlo III dal papa romano, il 2 giugno entrò nel regno, si scontrò con le truppe i napoletane e dopo averle sconfitte, nel luglio 1381, entrò a Napoli e mise sotto assedio Castel nuovo, dove la regina si era rifugiata e resistette a lungo. Ma dovette arrendersi. Giovanna fu quindi imprigionata prima a Nocera, fino a marzo del 1382, poi fu trasferita nella lontana fortezza di Muro lucano, dove, il 12 maggio 1382, fu raggiunta dai sicari del nipote-re e assassinata. Aveva 55 anni. 
In quegli anni Margherita rimase lontana dalle vicende politiche comportandosi come regina consorte, assumendo la reggenza temporanea in assenza del marito impegnato in continue guerre. Come tale seppe assumere decisioni importanti per reperire le risorse finanziarie per le spese militari, come ad esempio imposizizione di nuove tasse e altre misure che divennero sempre più impopolari , allestì poi una flotta di 12 galee e organizzò nei mesi successivi diverse campagne per reprimere i partigiani degli Angioini francesi, seguaci del pretendente al trono, Luigi. In questo marasma ci si mettavano anche I Papi, da una parte un Antipapa ad Avignone, dall'altra un Papa romano, entrambi pensavano al Regno come un loro feudo e quindi di poter fare e disfare Re e Regine. Ora l'atteggiamneto del papa romano era mutato,non andava più bene quello che facevano a Napoli, e favoriva ora il francese Luigi. Quando poi giunse nel 1386 la notizia della morte del re Carlo avvenuta in Ungheria, il clima cambiò ancora, nonostante che Margherita come Reggente avesse cercato inizialmente di tenere nascosta la morte di Carlo. La situazione nel Regno e nella capitale si era fatta difficile e insostenubile,perché soprattutto da parte dei partigiani del papa, si organizzavano tumulti contro nuovi aumenti di tasse e dazi, e i Seggi della città cercavano di ottenere maggiore autonomia e il diritto di essere consultati per l’imposizione di tasse. Nelle province imperversavano le milizia francesi di Luigi d'Angiò, era il figlio, il secondo di questo nome, la nobiltà parteggiava ora per uno ora per l'altro cercando di trarne più vantaggi personali possibili.
Nel 1387 arrivò a Napoli anche Ottone di Brunswick (il vedovo di Giovanna I), che sbarcò con un contingente militare angioino favorevole a Luigi: sotto la pressione dei partigiani angioini a Napoli, gli furono aperte le porte della città mentre le milizie di Margherita riuscirono a conservare i quattro importanti castelli strategici della città: Castelnuovo, Castel dell’Ovo dove si era ritirata con I figli, Castel Sant’Elmo e Castel Capuano. il papa Urbano moriva e al suo posto veniva eletto Bonifacio che invece incoronò il piccolo Ladislao. Rex Hungarie, Ierusalem et Sicilie, e Margherita assunse formalmente la reggenza del regno. A luglio 1387, Margherita. con i figli si imbarcò per Gaeta, ancora fedele a lei e a Ladislao, residenza più sicura di Castel dell’Ovo, dove cercò di organizzare la resistenza e allargare la cerchia dei sostenitori suoi e di Ladislao soprattutto tra le importanti famiglie nobili del Regno, e di approntare un esercito che avrebbe dovuto riprendere Napoli. Nella capitale si era sistemato Luigi II di Angiò a Castel S.Elmo, con il suo esercito, mentre l'esercito durazzesco, al comando di capitani di ventura come Giovanni Acuto, devastarono il circondario e tentavano di prendere la città per fame.
Cosi si andava avanti tra alti e bassi, tra tradimenti, alleanze e voltafaccia, con difficoltà di reperire soldi per pagare i mercenari, e anche semplicemente per mangiare, ma Margherita, aiutata dal legato pontificio cardinale Acciaioli che aveva incoronato Ladislao, nel 1389, pensarono che il ragazzino ( 12 anni) doveva trovare una moglie ricca con una buona dote. Seguiamo il racconto di A.Summonte: “ si volle in quel periodo che alcuni mercanti tornando dalla Sicilia narrarono delle grandezze e ricchezze di Manfredi di Chiaromonte e della bellezza della figlia Costanza e la Regina ( Margherita) allora stabilì di concludere il matrimonio tra il figlio e la figlia di Manfredi ..”. Si stipulò quindi il contratto di matrimonio tra Ladislao e Costanza figlia di Manfredi, potente conte di Modica e signore di Palermo. Il matrimonio, concluso formalmente il 15 agosto 1390, doveva assicurare a Margherita e ai suoi figli, il sostegno economico della famiglia Chiaramonte. La situazione militare era ancora critica, e costrinse Margherita a concedere ai suoi seguaci e ad altri che si aggregarono, ricche rendite e beni demaniali in feudo o in pegno, in cambio di prestiti o sostegno militare. La reggente consigliata anche dall'Acciaroli, cercò anche di legare più strettamente agli affari del governo i rappresentanti delle città, specialmente di Gaeta, e diversi cittadini furono accolti nel Consiglio di reggenza e gli fu accordato il diritto di consultazione per l’imposizione di nuove tasse e dazi. Margherita trovò anche il tempo di occuparsi di riformare in parte l'amministrazione del Regno creando nelle singole province un ufficio del vicegerens con poteri straordinari. Ma era già tempo di cedere il governo al Re, ormai aveva 16 anni poteva essere dichiarato maggiorenne: “ ….nel luglio del 1393, ….., la regina Margherita stabiliva di cedergli l'effettivo comando, si ritirava dal suo posto di reggente, sin allora tenuto con tanto accorgimento e tanta forza d'animo, e lanciava questo giovinetto sedicenne nel teatro della lotta.....” ( A.Cutolo, Re Ladislao d'Angiò Durazzo, Ediz. Berisio, 1969).
Ladislao d'Angiò-Durazzo
Non era finita per Margherita, che non solo assumeva la reggenza quando il figlio era lontano dal Regno, ma, nella scia della mentalità angioina, si era appropriata delle proprietà e dei feudi della sorella Giovanna, lasciata a marcire da 13 anni in Castel dell'Ovo e morta lì, proprio allora: così la “brava” sorella si prese il Regno di Albania che si trovava, anche se solo nominalmente, sotto la sovranità angioina, il ducato di Durazzo, l' Honor Montis Sancti Angeli( Feudo di Monte S.Angelo sul Gargano), e I feudi in Puglia (Monte Sant’Angelo, Gravina, Barletta, Bitonto, Monopoli, Brindisi, che nell’ottobre 1406 cambiò con Stigliano e Palazzo San Gervasio), in Basilicata (Venosa) e nel Principato (Salerno e Nocera). Non se la passò tanto male, erano tutti possedimenti e titoli che portavano non solo onori, ma soprattutto soldi. Margherita andò a risiedere a Salerno, dove disponeva di una propria Corte. Morì, sembra di peste, il 6 agosto 1412, ad Acqua della Mela vicino a Sanseverino di Salerno. Aveva 64 anni.
Al contrario della zia Giovanna, diventata regina giovanissima, senza marito o figli nè persone di cui fidarsi, soggetta a critiche e scandali veri o presunti e a ministri e favoriti, Margherita appare invece come una donna forte, dotata di intelligenza politica e forza di volontà nel difendere il Regno e soprattutto I figli Ladislao e Giovanna, ed è l'esempio che smentisce quella tradizione storica misogina di cui accennavo all'inizio di questo racconto. Il Regno, anche con Ladislao, che fu un grande guerriero e conquistò mezza Italia, rimase comunque oggetto di desiderio di tanti e teatro di instabilità e di scontri, fino all'ìarrivo di Alfonso di Aragona, nel 1440. 









martedì 26 luglio 2016

Carolina Bonaparte Murat.


                                                              Carolina Bonaparte Murat

Ci fu un breve periodo ( 1808/1815), in cui il regno di Napoli e di Sicilia ebbe, come Regine, due Caroline. Una, legittima, la figlia di Maria Teresa d'Austria, moglie di Ferdinando I di Borbone, trasferitasi con il marito a Palermo, al sopraggiumgere delle truppe rivoluzionarie francesi e che mai più avrebbe rivisto Napoli. L'altra, moglie di Gioacchino Murat e sorella di Napoleone Bonaparte.
Carolina Bonaparte Murat
In realtà il vero nome della seconda era Maria Annunziata ( detta Nunziatina), un classico nome mediterraneo, che però il grande fratello, che già si era mutato il proprio cognome da "Buona" in "Bona"..parte, più francese, le cambierà in uno ritenuto più chic, cioè in Carolina, ( e cosi farà per le altre sorelle , da Paoletta a Paolina e da Marianna a Elisa). Anche lei una regina per caso, una piccola borghese ignorante, ambiziosa e intelligente, che fece carriera e contribuì a quella del marito. Nunziatina Buonaparte nacque in Corsica, ad Ajaccio il 25 marzo 1782, settima figlia di Carlo e Letizia. Era una famiglia numerosa, sette tra fratelli e sorelle.La Corsica era da poco, da maggio 1769, diventata provincia francese. Grazie alle biografie del famoso fratello conosciamo tutto o quasi della famiglia: Napoleone, da oscuro capitano di artiglieria durante la rivoluzione, a generale e a Imperatore e padrone di mezza Europa, fratelli e sorelle promossi Re, duchi o principi. Dopo la morte del padre, madre e figli si trasferirono in Francia, nel 1793, all'ombra del fratello che stava per spiccare il volo. Annunziata aveva appena 11 anni, imparò a fare la sartina, ma soprattutto imparò, con le sorelle, l'arte della seduzione e a vivere l'aria di libertà postrivoluzionaria. A quindici anni Annunziata viene descritta ( R.De Lorenzo, Murat, Salerno Editrice) come “ già dall'aspetto di donna, ha graziose braccia, mani piccole e bianche, piedi ridondotti, è leggermente rotondeggiante. Colpisce per la vivacità e una precoce aria da seduttrice. Sa a stento leggere e scrivere, ma ha un carattere deciso e ambizioso”. Attirava già i desideri di molti uomini, soprattutto militari dell'entourage del fratello generale, che cominciavano a farsi avanti come pretendenti alla sua mano. Lei fu attratta da un giovane generale, comandante della cavalleria, alto, bello, riccioluto e brillante, si chiamava Gioacchino Murat e, nato nel 1767, aveva il doppio dei suoi anni. Così si sposarono prima con matrimonio civile il 20 gennaio 1800, poi in chiesa, il 7 gennaio 1802.
A Parigi, dove assunse una posizione di primo piano nella vita cittadina, Nunziatina, che ora si chiamava Carolina, iniziò la sua straordinaria carriera, unica tra le sorelle a diventar Regina, a fianco del fratello sempre più potente, e del marito, prima generale, poi maresciallo dell'Impero, quindi Duca e infine Re di Napoli nel 1808. Carolina seppe fare molte amicizie potenti, come Fouché e Maret, e non si fece scrupoli, benchè già sposata e madre del primo figlio, di andare a letto con personaggi importanti e politicamente utili, come Junot, governatore militare di Parigi, e Metternich, ambasciatore austriaco in Francia. Lei e il marito ebbero anche quattro figli: Achille nel 1801; Letizia 1802, Luciano nel 1803, e Luisa nel 1805.
A Napoli, Murat credette di poter essere autonomo e di essere un vero Re, volle strafare senza capire di essere invece solo un delegato del cognato, un prefetto francese in una provincia francese. Carolina cercò di fare da collegamento tra marito e Napoleone. In una sua lettera al marito, diceva: “ tutta l'Europa è schiacciata sotto il giogo della Francia. Il tuo scopo qual'è? Quello di mantenerci dove siamo e di conservare il regno; occorre dunque fare ciò che egli ( Napoleone) desidera e non irritarlo quando chiede qualche cosa, perchè è il più forte e tu nulla puoi contro di lui.....” ( G. Lefebrve, Napoleone, Ed. Laterza). Come sappiamo il regno murattiano durò poco: nel 1812 la campagna di Russia diede un bel colpo al'esercito francese, poi la sconfitta a Lipsia nel 1814, l'esilio all'Elba, i cento giorni e la definitiva sconfitta a Waterloo. Regina e reggente a Napoli per conto del marito impegnato con il cognato nelle ultime guerre, Carolina si rese conto che la fine dell'avventura napoleonica si avvicinava e cercò di rimediarvi, prendendo contatti con il suo antico amante Matternich, e convincendo il marito a tradire, e stringere una alleanza con l'Austria per salvare il trono. Rientrato a Napoli il 4 novembre, Murat accettò di entrare nella coalizione, ma era un sentimentale e non poteva resistere alle chiamate del potente cognato. Così partecipò all'ultima battaglia a Waterloo, alla disfatta della Francia e volle addirittura gettarsi in una rischiosa impresa: guerra all'Austria, invito agli Italiani a combattere per la libertà e l'unità (30 marzo 1815). Poi avrebbe tentato con lo sbarco in Calabria quell'ultima disperata avventura in cui avrebbe trovato la morte, per fucilazione, il 13 ottobre 1815. Invano Carolina si batté per salvarlo.
Villa Murat a Trieste
Rimasta sola a Napoli, la regina si era comportata con molta dignità e con molto coraggio nel momento finale della caduta del Regno, affrontando il duro atteggiamento degli alleati e l'ostilità crescente della popolazione. Dopo aver tentato una difesa militare, cercò di avviare nuove trattative con gli Inglesi, che le imposero una resa senza condizioni: Carolina e figli furono imbarcati su una nave britannica che li condusse, il 6 giugno 1815, a Trieste e da lì portati e internati a Graz, e poi in località nei pressi di Vienna, mettendosi sotto la protezione dell'imperatore d'Austria e del vecchio amico Metternich. A Trieste c'era già la sorella Elisa, che aveva avuto il permesso di stabilirsi in città e con il marito, Pasquale Baciocchi, nel 1816 acquistò una bella villa di stile neoclassico, detta Villa di campo Marzio, situata sulla collina di Sant'Andrea, da dove si spazia sul golfo di Trieste. Lì, nonostante le strettoie dei controlli di polizia la contessa Elisa visse piacevolmente, tra artisti e intellettuali del posto, gli anni del suo esilio, fino al 1820. Si era trasferita poi a Villa Vicentina dove morì il 7 agosto 1820. Trieste era comunque la meta e il luogo dell'esilio di altri napoleonidi, ci andrà poi anche l'altro fratello, Girolamo: dopo la morte nel 1821 di Napoleone a S.Elena, l'ex regina di Napoli, grazie a Metternich, riuscì a andare a Trieste e occupò la villa della sorella Elisa, ribattezzata villa Murat, e lei si farà chiamare Contessa di Lipona, chiaro anagramma di Napoli.
Viveva ormai in semipovertà, oberata dai debiti contratti dal marito per l'ultima spedizione e doveva restituire ai familiari forti prestiti. I sovrani di Francia e di Napoli la perseguitavano, controllandone ogni mossa e denunciandone l'opera cospiratrice. Mando I due figli Achille e Luciano in America presso lo zio Giuseppe; sposò invece le due figlie a due nobili emiliani, i conti Rasponi e Pepoli. Era sempre accompagnata dal generale Francesco Macdonald, già ministro della Guerra a Napoli, con il quale probabilmente aveva anche una relazione. Dopo il 1830, con il nuovo clima politico creato in Francia dall'ascesa di Luigi Filippo, Carolina tentò di rientrare in possesso dei beni ai quali aveva dovuto rinunziare nel 1808. Non ci riuscì, ma il re le fece assegnare una pensione di 100 mila franchi annui. Si trasferì a Firenze dove condusse una vita ricca di trattenimenti e relazioni sociali, e in questa città si spense nel 1839, a 57 anni.




venerdì 3 giugno 2016

Giovanna II d'Angiò-Durazzo, regina di Napoli


                                             
Ci fu un'altra Giovanna regina di Napoli, sempre per caso, della stessa famiglia e, secondo una certa aneddotica misogina, fu un altro disastro. Anzi fu il disastro definitivo per gli Angiò.
Nel regno di Napoli, secondo C. Casanova in Regine per caso (Laterza 2014) “ la presenza di regine per diritto di nascita nel XIV e XV secolo...per molto tempo è stata considerata come foriera di guai e sinonimo di governo arbitrario e di instabilità politica” .
Giovanna d'Angiò-Durazzo
Giovanna d'Angiò-Durazzo, ramo degli Angioini di Napoli, era nata a Zara il 25 giugno 1373 da Margherita d'Angiò e Carlo III d'Angiò-Durazzo, cugini, ed era sorella maggiore di Ladislao, nato invece a Napoli nel 1376, l'11 di luglio.
Ladislao fu re di Napoli: secondo i suoi biografi, fu “soldato e condottiero non ad essi inferiore” ( A. Cutolo, Re Ladislao d'Angiò-Durazzo, ed. Berisio, Napoli, 1969), riferendosi a capitani di ventura come Muzio Attendolo Sforza, Braccio da Montone, Paolo Orsini. Molti storici risorgimentali crearono il suo mito, ritenendo che egli non solo era antipapista, ma volesse unificare l'Italia. Poteva essere anche vero: aveva preso Roma e il Lazio, l'Umbria e si avvicinava a Firenze, quando improvvisamente, dopo quattro giorni di agonia per una sconosciuta malattia, forse anche avvelenato,vegliato dalla sorella Giovanna, morì a Napoli all' alba del 6 agosto 1414.
Giovanna aveva allora 41 anni ed era vedova di Guglielmo d'  Austria, sposato nel 1401 e morto nel 1406, e senza figli.
Da giovane, Giovanna era stata usata come merce per stringere e garantire alleanze, secondo il momento politico e la convenienza, e così fu per il duca d'Austria.
IL matrimonio fu contrastato da Papa Bonifacio IX, contrario soprattutto alla politica angioina, ma proprio per questo Giovanna, sollecitata dal re suo fratello, nel 1401, trovandosi nella sua città natale, si imbarcò per l'austriaca Trieste e da li si recò a Vienna. Il matrimonio durò poco, circa cinque anni e non ci furono figli. Alla morte del marito, Giovanna tornò a Napoli, aveva ora 33 anni, non aveva altre prospettive: si diede perciò alla vita di Corte. Secondo alcuni autori (V. Gleijeses, Storia di Napoli, Ed. SEN 1974) si dedicò “ esclusivamente ad una vita di dissolutezza e divertimenti”.
Alla morte del fratello, senza figli anche lui, racconta il Summonte: “ ….gli successe sua sorella Giovanna di anni 44 ( sic!) che per essere d' età matura fu ritenuta atta a governare...”. Ma evidentemente ella era matura solo di età e non di cervello, poiché, racconta sempre lo stesso autore: “ l'amore che portava a Pandolfello fu cagione che si dimenticasse di se stessa e del Regno”.
Tavola Strozzi, particolare
Chi era Pandolfello? Pandolfello Piscopo, soprannominato Alopo, di nobile lignaggio e "gentiluomo" del Seggio di Portanova, era entrato giovanissimo a Corte e aveva attirato, per la sua bellezza ed eleganza, l'attenzione della principessa Giovanna, che lo volle suo coppiere e nel suo seguito anche quando si recò in Austria, sposa di Guglielmo d'Asburgo, e ne era diventato l'amante.
La relazione era di pubblico dominio, ma l'errore fu che, divenuta regina nel 1414, Giovanna promosse Pandolfello alla carica di gran Camerlengo: questo titolo indicava una delle massime cariche della Corona e generalmente quel ministro - oggi lo chiameremmo del Tesoro - che amministrava il tesoro e i beni dello Stato.
Giovanna però doveva trovare un marito, almeno pro-forma e per tentare di assicurarsi una discendenza legittima, cosa difficile, data l'età. Penso che fosse più per misoginìa dei grandi del regno, per evitare guai e instabilità politica, più che un reale desiderio della regina. Comunque Giovanna dovette adempiere a questo dovere e per marito fu scelto il francese Giacomo di Borbone, conte di La Marche, al quale però fu riconosciuto solo il titolo di principe consorte. Il Borbone prima accettò il ruolo, poi ci ripensò, volle farsi Re, fece uccidere l'amante della regina, Pandolfello, mise uomini di sua fiducia in alcuni posti chiave, si attirò l'odio della moglie e di tutta l'aristocrazia. Il popolo, sobillato dai nobili e dai fedeli di Giovanna, si ribellò, e a Giacomo gli andò anche bene, perché riuscì a cavarsela e a non finire ammazzato come era accaduto per altri. Tumulti e rivolte popolari lo convinsero a lasciare Napoli e tornarsene in Francia nel 1418.
In questo periodo divenne favorito della regina il giovane Sergianni Caracciolo, di nobile famiglia napoletana. Giovanna iniziò con lui una celebre e discussa relazione. Evidentemente non aveva imparato niente, poiché ripeté lo stesso errore commesso con Pandolfello, mischiando l'interesse privato con il pubblico: Sergianni divenne una specie di primo ministro, e fu investito dell'autorità di assumere motu proprio molte decisioni cruciali, fino a diventare egli stesso l'arbitro e il padrone del regno.

Alfonso d'Aragona
Si ripeteva una storia già vista e vissuta da un'altra Giovanna, la prima, anche lei senza figli, sposata cinque volte con personaggi ambiziosi e decisi a impossessarsi del Regno, tra favoriti e amanti veri o presunti. Su Giovanna II, ormai anziana si addensavano nuvole e soprattutto dicerie, le malelingue ne raccontavano di tutti i colori sui suoi costumi e le abitudini sessuali e sulla vera e propria caccia a tutti gli uomini che incontrava, meglio se giovani e aitanti che, dopo l'uso, sarebbero stati gettati nelle segrete di Castel nuovo e divorati da un coccodrillo.
­Storie che accomunavano le due Giovanne, ed è per questo che le loro vite, nei racconti popolari e nelle leggende che ne nacquero, vengono spesso accavallate e confuse: “ le due immagini si sovrapposero in Napoli a formare l'unico tipo leggendario” ( B. Croce, Storie e leggende napoletane).
Impossibile narrare tutte le vicende di questo periodo, tra intrecci strani, alleanze e tradimenti, attacchi interni ed esterni al Regno, pretendenti al trono, congiure e ribellioni, baroni e grandi del regno, morti ammazzati e non, Papa e antipapa, donne e uomini in cerca di potere e di ricchezze, personaggi famosi dalle stelle alle stalle e viceversa, come Muzio Attendolo Sforza capo dell'esercito prima, poi imprigionato poi liberato, poi allontanato e ancora richiamato, e il figlio Francesco, futuro duca di Milano, e l'ennesimo errore della Regina. Senza figli, dovendo trovare un erede al trono, Giovanna scelse prima Luigi d'Angiò, poi cambiò idea e adottò Alfonso d'Aragona, poi cambiò di nuovo e tornò all'Angiò, provocando così solo una guerra che finirà nel 1443 con la vittoria di Alfonso.
Giovanna era morta già da otto anni, nel 1343, a 70 anni.


 



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martedì 17 maggio 2016

Il Piemonte e Napoli


Quanti sanno che c'è stata un' epoca in cui il Piemonte fu un possedimento napoletano? Cosa
c'entrava Napoli con il Piemonte ? Per saperne di più torniamo indietro nel tempo fino al XIII secolo.
L' Italia era divisa in vari Stati, grandi e piccoli, tutti dipendenti teoricamente dall'Imperatore del Sacro Romano Impero o dal Papa, divisi in fautori dell'uno, i Ghibellini, o dell'altro, i Guelfi. Lo Stato più grande e più forte era quello quello di Sicilia e di Napoli.
Più a Nord, si era consolidato lo Stato pontificio fino alle Romagne, e nel nord-est c'era la Serenissima Repubblica di Venezia. A ovest, nella pianura padana, in Lombardia e anche in Piemonte, c'erano stati i liberi Comuni come Milano e altre città, Piacenza, Novara, Asti, Torino e tanti altri più piccoli, ma nel XIII secolo quel modello politico era in crisi, e si stava arrivando lentamente alla instaurazione delle cosiddette Signorie, come quella dei Visconti a Milano.
In Piemonte erano molto attivi, e volevano allargarsi, i Marchesi di Saluzzo e del Monferrato, e iniziava la carriera di una famiglia che arrivava dalle Alpi, i conti di Savoia. Sul mare si affacciava la Repubblica di Genova.

Carlo I d'Angiò
Confinante con questi territori c'era la Provenza, dipendente da Luigi IX, Re di Francia. Nel 1246 Luigi fece sposare la dodicenne contessa Beatrice con il suo ventenne fratello Carlo d'Angiò, che divenne perciò Conte di Provenza. Carlo si diede da fare per aumentare i suoi domini, e tra il 1258 e il 1264 arrivò nella zona meridionale del Piemonte. Ma non ebbe bisogno di conquistarla militarmente. Fu il conte di Ventimiglia che, per l'aiuto prestato contro Genova, gli fece dono delle contee di Tenda e Briga vicino a Nizza. Gli Angioini furono accolti bene dalla popolazione: la loro presenza garantiva una grande facilità e redditività dei commerci tra Piemonte e la costa, con benefici per tutte le popolazioni dell'area. Per questo, riconobbero la signoria di Carlo d'Angiò i Comuni di Cuneo (1259), Alba, Cherasco, Savigliano, i Marchesi di Ceva, i Conti di Biandrate. Nel frattempo, nel 1264, Carlo d'Angiò fu invitato dal Papa ad impossessarsi del Regno di Sicilia, per contrastare il potere dell'Impero. Come sappiamo nel 1266 Carlo d'Angiò conquistò il regno di Sicilia, fece decapitare il sedicenne Corradino, nipote di Federico II, in piazza Mercato a Napoli, e diede inizio alla dinastia angioina di Napoli.
Altri Comuni piemontesi, intanto come Torino, Alessandria, Vercelli e Ivrea gli fecero atto di dedizione. Da quel momento quella zona divenne un possedimento del Re di Napoli.
La politica degli Angioini in quell'area fu molto accorta – stranamente in quanto Carlo e i suoi, alla conquista di Napoli e Palermo, si comportarono da crudeli e sanguinari -, essi non stravolsero gli ordinamenti delle città, ma lasciarono continuare l'amministrazione secondo le tradizioni e gli statuti precedenti, limitando al massimo la loro interferenza e traendone reciproco vantaggio.
In quegli anni l'interesse di Carlo, era volto al Regno dell'Italia meridionale, al suo consolidamento e anche alla sua possibile espansione: gli Angiò persero la Sicilia ma si allargarono oltre l'Adriatico occupando l'Albania con Durazzo e se ne proclamarono Re, e nel 1300 giunsero fino in Ungheria, furono poi principi d'Acaia e Re di Gerusalemme e altro. Il Papa Gregorio X, che, al contrario del suo predecessore, riteneva gli Angiò molto pericolosi per il suo potere, organizzò una Lega alla quale si aggregarono anche nemici Piemontesi e dopo alterne vicende, nel 1275 riuscirono a sconfiggere i presidi angioini e gli alleati, che abbandonarono la regione.
Ma non era finita.
Dopo qualche anno, Carlo II d'Angiò, lo zoppo, Re di Napoli e di Albania, riprese in Piemonte tutto ciò che il padre aveva perso.
Giovanna I d'Angiò
Restaurò perciò il dominio angioino con il passaggio dalla sua parte di numerose città della regione. Nel 1305 Carlo II, re di Napoli, unì la contea di Piemonte a quelle di Provenza, e da allora si intitolò anche Conte di Piemonte. Il titolo fu ereditato poi dai successori, ad iniziare dal figlio Roberto che ottenne la dedizione di Alessandria e Alba.
I rapporti degli Angiò di Napoli con i possedimenti piemontesi erano frequenti e costanti ed essi vi si recavano personalmete o mandavano membri della famiglia reale. I problemi vennero fuori dopo, alla morte di Re Roberto, con Giovanna I, regina chiacchierata e anche sfortunata: sposatasi ben cinque volte dovette affrontare nemici di ogni genere, anche in famiglia, pestilenze e guerre continue per mantenere il trono.
Si recò anche in Provenza ma per trovare il Papa ad Avignone e non ebbe il tempo di pensare alle terre piemontesi, se non quando dovette donare come dote alla sorella Maria, per il suo matrimonio con Carlo di Durazzo, la contea di Alba( V.Gleijeses, La regina Giovanna d'Angiò, Marotta Ed.1990). Il regno era andato allo sbando, l'ultimo marito di Giovanna, Ottone di Brunswick mentre stava combattendo in Piemonte per difendere quei territori, fu richiamato a Napoli, assalita da Carlo di Durazzo; la Sicilia non era stata riconquistata ed era occupata dagli Aragona, Giovanna non aveva avuto eredi diretti.
Il Piemonte perciò fu abbandonato a se stesso, i possedimenti angioini furono occupati dai Signori del Monferrato, Saluzzo,Visconti e dai Savoia, senza alcuna reazione da parte di Giovanna. Anche i successori, gli Angiò-Durazzo furono presi da altri impegni e problemi interni ed esterni al Regno, per cui finì così, lentamente e per abbandono, il governo angioino in Piemonte. Era durato circa ottanta anni.





martedì 26 aprile 2016

Costanza d' Altavilla


Costanza d' Altavilla



Dopo Giovanna d'Angiò, dopo Isabella del Balzo e dopo Maria Carolina d'Asburgo, torniamo indietro fino al XII secolo, in Sicilia, nel “regno del sole” ( John Julius Norwick, il regno nel sole, ed. Mursia 1970).
Andiamo presso la raffinata e colta Corte di Palermo, istituita da Ruggero II, il Normanno, fondatore del regno di Sicilia e Napoli.
Tutto ebbe inizio con Ruggero I°, Conte di Sicilia, e il fratello Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria. Gli Hauteville, italianizzati in Altavilla, venivano dalla Normandia, una famiglia numerosa, arrivati nel sud della penisola, in Puglia, verso il 1040, vagabondi e mercenari, e trasformatisi presto in conquistatori.
Approfittando delle guerre intestine tra impero d'oriente e staterelli italiani e Arabi in Sicilia, soli contro tutti, i Normanni combatterono contro cinque o sei bandiere, cambiandole spesso, come in un film di avventure, fu un' epopea iniziata come banditi e finita come Re, duchi e principi. La Sicilia , Ruggero I, l’aveva conquistata nel 1061 con la forza delle armi, togliendola agli Arabi, che erano lì da circa un paio di secoli, si era autonominato “gran Conte”, e l’aveva lasciata ai figli.
Costanza d'Altavilla
Ruggero II era appena il terzogenito: succeduto al padre per la morte prematura dei fratelli, dopo anni di lotte, aveva posto fine al Ducato autonomo di Napoli nel 1140, era riuscito a unificare sotto il suo governo tutto il meridione della penisola, ed era diventato Re di Sicilia. La capitale fu fissata a Palermo, il regno ben presto assunse la supremazia navale nel Mediterraneo, e fu la base di partenza per le crociate, invidiato e desiderato da tutti.
Ruggero, come era normale, si preoccupò della successione al trono ed ebbe, in prime nozze, sei figli di cui i primi quattro maschi morti prima del padre, in seconde nozze, un figlio morto alla nascita insieme alla madre, e infine, in terze nozze, nel mese di novembre 1154, una figlia femmina che egli non conobbe perché morto prima, a febbraio dello stesso anno. Alla bambina fu imposto il nome di Costanza.
A Ruggero successe il quinto figlio maschio, Guglielmo, nato nel 1131, che fu detto il Malo: sotto il suo regno fu costruito a Napoli castel Capuano. A lui successe nel 1166 il figlio chiamato anche Guglielmo ricordato come uno dei monarchi normanni più benvoluto dai sudditi, per la correttezza nell'esercizio delle funzioni ed il rispetto per le leggi ed il popolo, per l'istruzione e la mitezza d'indole: per questo fu chiamato il Buono.
Egli sposò il 13 febbraio 1177 Giovanna Plantageneto, che aveva appena dodici anni, sorella di Riccardo cuor di leone.
Viveva nella raffinata corte palermitana, anche se un pò in disparte, la principessa Costanza, l'ultima figlia di Ruggero, sorella di Guglielmo I e zia del Guglielmo il buono. A trent'anni non erano previste per lei ipotesi o possibilità matrimoniali né alcuna possibilità di una successione al trono.
Molti storici si sono chiesti come mai, in una epoca in cui le donne si sposavano a dodici anni, diventavano madri a quindici e a venti erano già morte o rottami, Costanza non si sia sposata prima, malgrado l’alto rango e il fatto di essere comunque un buon partito. Si disse che la donna aveva interesse per la vita monastica, e ci credettero in molti compreso Dante Alighieri che la include nel canto III del Paradiso, ma l'ipotesi non è comprovata però da alcun riscontro.
La sua vita comunque cambiò quando per porre fine ai contrasti da anni esistenti tra Impero, rappresentato da Federico Barbarossa e Regno di Sicilia rappresentato da Guglielmo, si arrivò nel 1184 a un trattato di pace, e fu richiesta in garanzia la mano di questa solitaria Principessa.
Fu perciò deciso il fidanzamento tra il giovane Enrico, figlio del Barbarossa, di 20anni, e la trentunenne Costanza d'Altavilla. Due anni dopo, il 27 gennaio 1186, a Milano fu celebrato il matrimonio.
La principessa normanna così, dalla calda Palermo dovette trasferirsi nelle barbare langhe tedesche, e si trovò proiettata verso una vita diversa da quella vissuta fino ad allora. Nessuna possibilità di successione al trono di Sicilia era ipotizzabile, finché invece nel 1189 si verificò l'impensabile e l'incredibile.
Quell'anno Guglielmo morì, aveva 36 anni e non aveva eredi, e anche la moglie, Giovanna non visse molto più di lui, morì nel 1199 a trentaquattro anni.
Il Regno era in pericolo per la mancanza di un erede, ma ci si era dimenticati di Costanza, l'ultima figlia di Re Ruggero,
La morte del nipote apriva a lei, e al marito diventato intanto Imperatore, - Barbarossa era morto nel 1190 – l' imprevista strada del trono di Sicilia. Costanza in quel momento era l'unica erede legittima e diretta vivente, di Ruggero II.
Ma l' aristocrazia e il clero siciliano, appoggiati anche dal Papato si opposero per la presenza del marito tedesco; essi non amavano i tedeschi e la loro politica, si ribellarono alla sola idea e elessero Re Tancredi, cugino di Guglielmo II, nipote di Ruggero II, unico discendente maschio, per quanto illegittimo, di stirpe normanna.
Ovviamente Costanza, ora Imperatrice. ma soprattutto il marito Enrico, si oppose a questa elezione, rivendicando il proprio diritto ereditario. Perciò, nel 1191, partìrono per la conquista della Sicilia, attraversando l'Italia, L'esercito tedesco, ingrossato da altre truppe di Stati italiani ghibellini, fu fermato davanti alle mura di Napoli, che erano imprendibili e ben difese. Per giunta, a causa di una pestilenza, fu decimato e si fermò nei pressi di Salerno e da lì dovette far rientro in Germania.
Preso da questioni tedesche, l'imperatore abbandonò momentaneamente il problema siciliano, fino a quando nel 1194 il re Tancredi morì e gli successe un bambino di nove anni, Guglielmo III, con la reggenza della madre, Sibilla di Medania.
Quell'anno Costanza era incinta, erano trascorsi ben nove anni di matrimonio, aveva ormai 40 anni, una età all'epoca molto avanzata, ed era già molto se era ancora viva, visto che i suoi fratelli e nipoti erano morti giovani, Molti non credevano alla gravidanza di Costanza. Nacquero voci, dicerie e dubbi sia sulla reale madre che sul padre. Il nascituro sarebbe stato addirittura l'Anticristo
Ciò nonostante, ella si mise in viaggio per raggiungere la Sicilia. Lungo il cammino però Costanza dovette fermarsi per evitare problemi per il prossimo parto.
Enrico, che era un violento e sanguinario, con il grosso dell'esercito proseguì l'avanzata, massacrando e uccidendo tutti quelli che si opponevano, conquistò finalmente Napoli e ne abbattè le mura, si imbarcò e arrivò a Palermo già fiaccata e sottomessa, il 20 novembre.
Costanza con il figlio Federico
Il 25 dicembre del 1194 Enrico, abusando della sua posizione, fu incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo, e Costanza se pur lontana divenne Regina di Sicilia, alla presenza di Sibilla e il piccolo re Guglielmo, ultimo della stirpe d'Altavilla, che dopo pochi giorni saranno prima deportati in Germania e poi barbaramente uccisi. Costanza in quei giorni aveva altro da pensare, stava partorendo, ma dopo non mosse un dito né sprecò una parola per tentare di salvare suo nipote e la madre. Secondo Pasquale Hamel, storico e saggista palermitano ( La fine del regno, Nuova Ipsa editore 2012), Costanza “ appare una donna per nulla debole, affascinata da suo sposo giovane e a lui devota al punto da approvarne le ignominiose feroci repressioni”.. e non solo, Costanza sopportò anche che Enrico si facesse incoronare Re di Sicilia, mentre era solo lei a poter essere incoronata Regina legittima e il marito al massimo poteva essere principe consorte.
Giovanni Villani storico del secolo successivo scriveva: “Quando la 'mperatrice Costanza era grossa di Federigo, s'avea sospetto in Cicilia e per tutto il reame di Puglia, che per la sua grande etade potesse esser grossa; per la qual cosa quando venne a partorire fece tendere un padiglione in su la piazza di Palermo e mandò bando che qual donna volesse v'andasse a vederla; e molte ve n'andarono e vidono, e però cessò il sospetto»
Ci sono alcune imprecisioni, come il fatto che non era Palermo, ma Jesi, nelle Marche , mentre sembra vero l'episodio relativo all'allestimento di un tendone al centro della piazza di Jesi, dove Costanza partorì pubblicamente, sotto gli sguardi delle donne maritate per dimostrare la propria maternità al fine di fugare ogni dubbio sulla nascita del figlio. Il maschietto fu chiamato Federico Ruggero.
Costanza regnò dal 1194 insieme al consorte, ma da sola dal 1197 alla morte di Enrico: fu la prima donna, Regina legittima del regno del sud, per trovare un’altra donna al comando del regno passeranno quasi duecento anni.
Si trovò con un figlio di soli 4 anni ed una corte disunita ed infida, nella quale non era ben vista poiché considerata da molti come traditrice del proprio popolo e della famiglia degli Altavilla.
Essendo ormai vecchia, da madre intelligente, assunse il ruolo di tutrice del piccolo Federico e reggente del regno e comprese che per garantire il trono di suo figlio era necessario scendere a patti con la Chiesa per averne la protezione dopo la sua morte. ,Mise perciò il figlio sotto la tutela di Papa e rinunciò al titolo di imperatrice del Sacro Romano Impero. Morì a quarantaquattro anni, il 27 novembre del 1198, e fu sepolta nella cattedrale di Palermo.
.Donna forte e combattiva secondo alcuni,, cosciente del proprio ruolo e dei suoi il suo potere alla Sicilia. Secondo altri traditrice del proprio popolo e della famiglia. Secondo me, più che traditrice, fu succube del marito finche questo fu in vita. E.Horst, scrittore tedesco sostiene ( Federico II di Svevia Rizzoli Ed. 1981) che morto Enrico, Costanza procedette contro i tedeschi e li bandì dal regno e altri li fece arrestare. Secondo questo autore “ Costanza aveva un unico obiettivo: ricostruire la Sicilia come regno normanno, assicurarne l'indipendenza conservandone l'eredità al figlio”.
Il piccolo Federico diventò da grande uno dei più importanti personaggi dell' epoca. Ciò che non era riuscito al padre, l'unione delle corone di Sicilia e di imperatore, riuscì a lui, Federico II di Svevia.


























lunedì 28 marzo 2016

Maria Carolina d' Asburgo


Maria Carolina d'Asburgo

Dopo Giovanna d'Angiò e Isabella del Balzo, ecco un'altra donna, diventata per caso regina di Napoli e di Sicilia, moglie peraltro di un Re per caso.
Come si spiegano questi “casi” ? Lo capiremo leggendo questo breve racconto.
Andiamo nel XVIII secolo, siamo in piena epoca dei “lumi”: era iniziato in tutta Europa quel movimento culturale e filosofico che fu chiamato “illuminismo” per indicare ogni forma di pensiero che "illumina" la mente degli uomini, ottenebrata dall'ignoranza e dalla superstizione, servendosi della ragione e dell'apporto della scienza. Esso si diffuse soprattutto in Francia e presto in Europa, con Voltaire, Montesquieu, Diderot e altri, e arrivò poi anche negli Stati italiani.
Ferdinando I Due Sicile
Dopo più di due secoli di Viceregno – prima spagnolo e poi austriaco - , dal 1734 era rinato il regno autonomo e indipendente di Napoli e di Sicilia, con don Carlos di Borbone. Egli restò a Napoli venticinque anni, facendone una capitale europea alla pari di Parigi e Vienna. Nel 1759, Carlo andò ad assumere la corona di Spagna, come Carlo III , perché il fratello Ferdinando VI, re di Spagna, mori senza eredi. A Napoli lasciava il figlio Ferdinando di otto anni, che diventava Ferdinando IV di Napoli, e Ferdinando III di Sicilia. Ferdinando, napoletano, era il terzo figlio maschio. Prima di lui, oltre a cinque femmine, erano nati Filippo, erede designato al trono napoletano, e Carlo Antonio. Non essendo destinato a assumere incarichi di governo, Ferdinando passò una giovinezza spensierata e non condizionata dal rigore educativo applicato agli eredi al trono. La sua educazione fu affidata peraltro a un pessimo soggetto, il napoletano Domenico Cattaneo, principe di San Nicandro un uomo rozzo, anche se amante delle arti, dai modi plebei, che influì negativamente sul carattere e l’educazione del Principe. Il destino di Ferdinando fu cambiato da due importanti eventi: il primogenito Filippo era stato escluso dalla successione perché “demente”,; il secondogenito Carlo Antonio seguì il padre in Spagna, quale erede e successore, ( l’attuale re di Spagna, Filippo VI di Borbone è diretto discendente di Carlo III di Napoli e nipote di Ferdinando). Per puro caso quindi Ferdinando si ritrovò sul trono di Napoli a soli otto anni. Data la minore età gli si affiancò un Consiglio di reggenza, presieduto dal toscano marchese Bernardo Tanucci. Il giovane re non s'interessò quasi per niente della politica del regno, lasciando la maggior parte dei compiti al Tanucci e agli altri componenti del Consiglio. Gli anni della giovinezza furono spesi dedicandosi alla caccia, agli amici e alle donne, e non si applicò particolarmente allo studio. Tutto quello che accadeva a Napoli veniva regolarmente riferito a Carlo III in Spagna, che continuava perciò a governare indirettamente anche quel regno. Ferdinando era diventato intanto grande, era alto più di un metro e ottantacinque, un fisico magro ma robusto per la vita all'aria aperta, un gran naso che gli costò il soprannome di Re Nasone. In continuità del lavoro di suo padre, egli incrementò gli scavi di Pompei e la produzione delle ceramiche di Capodimonte, protesse gli artisti e si atteggiò a principe illuminato. Era un periodo pacifico, non c’erano grandi guerre in Europa e nel Mediterraneo. Per Ferdinando venne il tempo di pensare a un erede al trono e quindi a un idoneo matrimonio. Ovviamente fu il padre a pensare e a decidere sulla utilità di legare la propria famiglia a quella asburgica d’Austria. Iniziò una fitta serie di contatti con Vienna, con l'Imperatrice Maria Teresa, anche perché li la scelta era facilitata dal numero esorbitante di figlie femmine. Maria Teresa d’Asburgo, granduchessa consorte di Toscana, sposata con Francesco I°, governava Austria, Ungheria, Boemia, Slovenia, Croazia, Friuli e Lombardia. Oltre alle riforme promosse nei suoi regni, in linea con le idee illuministe, come una brava madre, si occupò di trovare un buon partito alle figlie. Maria Antonietta l' aveva data al Delfino di Francia, Maria Cristina al principe Alberto di Sassonia, Maria Amalia a Ferdinando di Borbone duca di Parma. C'erano ancora altre figlie femmine disponibili per il Borbone di Napoli, come Maria Giuseppina, che però si ammalò di vaiolo, e poi Maria Giovanna cui toccò la stessa sorte. Furono entrambe sfortunate. Dopo questi due tentativi andati male restava una terza possibilità, Maria Carolina, tredicesima figlia. Era nata a Vienna il 13 agosto 1752, più grande di tre anni della sorella alla quale fu molto legata, Maria Antoinette. Carlo III accettò questa terza scelta per il figlio, ma Carolina non fu affatto d'accordo e fu solo per obbedienza alla madre che si rassegnò ad andare a Napoli, da quel volgare Nasone. Sono molte le notizie che abbiamo di Maria Carolina, e molte le descrizioni fisiche, oltre ovviamente ai dipinti che la ritraggono nelle varie fasi dell’età. Non è una grande bellezza, ma non mancava di attrattive, scioltezza dei movimenti e la grazie del portamento conferivano un fascino particolare. 
Carolina d'Asburgo
Sua maestà è una bella donna, ha il colorito più fine e trasparente che io abbia mai visto;….occhi larghi, brillanti, di un azzurro cupo, sopracciglie ben delineate e più scure dei capelli – che sono castano chiaro - , naso piuttosto aquilino, bocca piccola, labbra molto rosse, bellissimi denti bianchi… è abbastanza grassottella per non sembrare magra, ha il collo lungo e sottile..” ( Harold Acton, I Borbone di Napoli, Giunti Ed. 1974).
Il matrimonio, come da consuetudine, fu celebrato per procura, nel 1768, malgrado gli sposi non si fossero mai visti prima. Quando Carolina incontrò il marito che l' aspettava a Caserta, lo trovò "molto brutto". A Maria Carolina non piaceva suo marito, Alla Contessa di Lerchenfeld, scrisse, "Lo amo solo per dovere....". Anche Ferdinando non fu attirato da lei, dichiarando, dopo la loro prima notte insieme, "Dorme come un morto e suda come un maiale”. Questo non impedì ai due ragazzi, - Ferdinando diciassette anni e Carolina sedici - , di generare diciotto figli. Il primo fu Maria Teresa, nata nel 1772, poi nacquero Maria Luisa nel 1773, Carlo Tito nel 1775 , Maria Anna nel 1775, Francesco nel 1777,principe ereditario e futuro re, Maria Cristina e Maria Cristina Amalia gemelle del 1779, Gennaro nel 1780, Giuseppe nel 1781, Maria Amalia nel 1782, Maria Cristina nel 1783, Maria Antonietta nel 1784, Maria Clotilde nel 1786, Maria Enrichetta nel 1787, Carlo nel 1788, Leopoldo nel 1789, Alberto nel 1792 e Maria Isabella nel 1793. . Ma per tutti questi figli, c’era anche una ragione politica: con la nascita del primo figlio e ovviamente degli altri, Carolina poteva, secondo gli accordi matrimoniali, entrare a far parte del Consiglio della corona e quindi partecipare alle decisioni politiche.
Nei primi anni di regno, Carolina, insieme al marito, si mostrò favorevole alle idee illuministe come sua madre e suo fratello, i suoi primi venti anni di regno furono incentrati sul rinnovamento dell'apparato politico - economico. Napoli divenne centro di dibattito illuminista, culturale e artistico, con i pittori, Philip Hachert, nominato poi pittore di corte, e anche direttore dei lavori della reggia di Carditello, e Angelika Kauffmann, e con gli accademici economisti e giuristi Gaetano Filangieri, il medico Domenico Cirillo, poi anche Elenonora Pimentel Fonseca, che fu bibliotecaria di Corte. Al dispotismo illuminato di Carolina e del Re si deve la nascita di S. Leucio, un esperimento di socialismo utopico, di industria della seta: nella Real Colonia di San Leucio, vicino Caserta, in un grande edificio adattato a industria , con vari grandi telai e allevamenti di bachi da seta, e case per gli operai e le operaie, dal 1789, fu emanato uno Statuto, una serie di regole, in cui donne e uomini vissero da uguali, ebbero pari compensi, stesse prerogative, la possibilità di studiare e alle donne erano riconosciuti gli stessi diritti degli uomini, e tra questi quello alla eredità, alla proprietà, all'educazione scolastica dei figli e alla scelta del compagno e addirittura l’avanzamento sociale per merito. La seteria funziona ancora oggi, Fu lì che i due si riposavano lontano dalla politica e dalla capitale. Nell'edificio fu costruita una immensa vasca da bagno poiché la regina teneva molto all' igiene personale e alla salute della persona; per questo nella Reggia di Caserta, negli appartamenti privati realizzò, per prima, un “Gabinetto a uso del bagno” e una toilette all’avanguardia in cui introdusse pure l’innovazione dell’allacciamento della vasca alle condotte d’acqua corrente e i rubinetti miscelatori caldo/freddo, tanto da fare a meno degli inservienti di corte, un po’ guardoni e un po’ pettegoli. In quel “bagno” fu sistemato anche uno strano oggetto che ancora più di un secolo dopo, all’indomani della conquista militare del Sud, i funzionari sabaudi addetti all’inventario del palazzo rimasero sconcertati: si trovarono davanti un articolo curioso, mai visto, e di cui non conoscevano l’esistenza (A. Forgione,Made in Naples). Non sapendo come classificarlo nel pubblico registro, lo archiviarono con una semplice descrizione che oggi ci fa certamente sorridere : «Oggetto sconosciuto a forma di chitarra». Era solo il bidet. Ci fu poi Carditello, che fu invece una fattoria con allevamenti di bufali per la produzione della famosa mozzarella, dove i sovrani vivevano a stretto contatto con contadini. Carolina fu inoltre sostenitrice per decenni della Massoneria più progressista e illuminata, si circondò di donne e uomini che avevano idee di cambiamento. Ferdinando, non voleva saperne di governo, c’erano i ministri, lui andava a caccia, anche di donne di qualsiasi ceto sociale: malgrado ciò, il ritratto che se ne fa è quello comunque di un uomo di buon senso, che amava il proprio popolo, forse troppo, poiché ne assumeva spesso gli atteggiamenti e comportamenti. Più intelligente e volitiva del marito, ma soprattutto più vogliosa di potere e governo, Carolina si impose come figura di comando costringendo il Re a licenziare i vecchi ministri lasciati da Carlo, a promuovere come primo ministro il favorito di Carolina l’inglese John Acton, e a sganciare Napoli dall'influenza spagnola e avvicinandosi invece all'Austria..
Tutto l’idillio illuminista cessò con la Rivoluzione francese nel 1789, e soprattutto con la decapitazione di Luigi XVI e della sorella di Carolina, Marie Antoinette. Carolina fu letteralmente scioccata dal trattamento riservato alla sorella alla quale era legatissima, andò in escandescenze alla notizia, e poi in depressione, sviluppò un forte sentimento antifrancese, promuovendo una alleanza con l ‘ Inghilterra, favorita dalla vicinanza dell’ambasciatore inglese lord Hamilton e da sua moglie, la chiacchierata e bellissima Emma Hamilton, che divenne sua intima amica, e dalla presenza dell’ammiraglio Nelson. Iniziarono pertanto le vicissitudini: nel 1799 a Napoli e in tutto il territorio peninsulare fu proclamata la Repubblica, gli eserciti rivoluzionari si avvicinavano alla capitale. Carolina con il Re e tutta la famiglia, abbandonarono la città, protetti dalla flotta inglese di Nelson e si ritirarono a Palermo, difesa dagli inglesi. Anche Ferdinando dovette svegliarsi e prendere coscienza di essere il re e di dover reagire, anche se lui a Palermo si trovava molto bene, al contrario di Carolina che, invece di mettersi tranquilla e attendere periodi più calmi, odiava a morte i francesi, si immischiava sempre più negli affari di Stato, favorendo qualsiasi iniziativa diretta alla riconquista di Napoli. Questo attivismo esagerato tuttavia, mentre fu all’inizio sopportato e ben visto, alla fine , come vedremo, finirà per rovinarla. 
La Repubblica Partenopea durò circa sei mesi. Abbandonata dalle forze francesi, fu abbattuta dalle bande sanfediste del cardinale Ruffo, coadiuvate da truppe russe e turche; la vendetta di Ferdinando e Carolina fu terribile, aiutati anche dall’ l'ammiraglio Nelson, promosso a duca di Bronte, e gli Hamilton. Essi non vollero avallare gli accordi presi dal cardinale Ruffo e fecero giustiziare molti sostenitori della repubblica, tra i quali Mario Pagano, Francesco Caracciolo, ammiraglio napoletano impiccato sulla nave di Nelson, il medico Domenico Cirillo e la scrittrice Eleonora Pimentel Fonseca, impiccata in piazza Mercato. Pochi soltanto furono graziati, più di duecento persone vennero condannate all'ergastolo, molte pene anche minori, più di trecento alla deportazione e all'esilio. Fu l’inizio della fine: con queste condanne, Carolina e Ferdinando scavarono la fossa al regno, anche per il futuro. Nel 1806, essi persero nuovamente il regno, avendo Napoleone messo sul trono di Napoli suo fratello Giuseppe, e poi il cognato Gioacchino Murat. Maria Carolina e Ferdinando si rifugiarono di nuovo in Sicilia, sempre più in mano agli inglesi. A Palermo restò insieme al marito e alla famiglia fino al crollo di Napoleone e di Murat. Ma ormai era passata dalla depressione alla fase isterica, e fu il suo crollo: gli Inglesi che presidiavano l’isola con la segreta, ma neanche tanto, intenzione di impadronirsene, la tolsero di mezzo, costringendola ad allontanarsi. Ormai anziana, ultima figlia di Maria Teresa ancora in vita, provò ad opporsi alla partenza, ma dovette cedere agli ordini inglesi. Decise perciò di andare a Vienna, scelse di viaggiare per mare e il viaggio durò otto mesi. Andò prima a Costantinopoli, poi si mosse con il suo seguito attraverso l’Ungheria e la Polonia. “ Era piccola, curva, invecchiata dalla sventura prima che dall’etàscriveva il conte di Saint-Piest che aveva il compito di accompagnarla durante il viaggio. Arrivò a Vienna il 2 febbraio 1814 e trovò che l’imperatore d’Austria, suo genero. era al momento alleato di Murat, che sedeva al posto dei Borbone sul trono di Napoli. A Vienna morì, all'età di 62 anni, poco dopo, senza rivedere il marito e Napoli. Ferdinando non pianse molto anzi, da li a poco, il 27 novembre dello stesso anno, sposò morganaticamente, la siciliana Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, alla quale poi donò quella splendida villa sulla collina del Vomero, che ancora oggi porta il suo nome, la Floridiana.